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LA SPOSA TRADITA IL GIORNO DELLE NOZZE

Alle 13:45, il mio cellulare vibrò. Era Renata, la coordinatrice del matrimonio.

« Laura, cara… abbiamo una piccola situazione. »
La sua voce dolce cercava di nascondere la tensione.
« Lo sposo è solo qualche minutino in ritardo. »

Un brivido mi attraversò la schiena. Gabriel non era mai in ritardo.

Alle 14:00, quel brivido divenne un nodo gelido nello stomaco.

Renata chiamò di nuovo:
« Non riusciamo ancora a contattarlo. Né il testimone. »

Provai a chiamare Gabriel. Segreteria telefonica.
Messaggi inviati. Nessuna risposta.

« E Ana? » chiesi a mia cugina Julia.
« È uscita dalla suite delle damigelle circa venti minuti fa… e non è più tornata. »

Il respiro mi si spezzò.

Ana. La mia madrina. La mia migliore amica dai sette anni.

La chiamai. Segreteria.

Entrambi scomparsi.
Senza risposte.
Il giorno del mio matrimonio.

« Ha dormito all’Hotel Horizonte ieri notte, » dissi, sentendo la verità avvicinarsi come un’onda pronta a travolgere.

« Laura, forse dovremmo aspettare… » provò a dire mia madre.

« No. » Strinsi forte le gonne del mio abito da sposa. « Devo sapere. »

La mia prozia Lúcia, 82 anni, fu la prima a seguirmi:
« Non ci vai da sola. »

Il tragitto fino all’hotel fu silenzioso, pesante, soffocante.

Camera 237.
La Suite Luna di Miele.

La mia mano non tremò mentre giravo la chiave — al contrario di mia madre, che sussurrò:
« Figlia, bussa prima… »

Spinsi la porta.

La stanza era buia. Tende chiuse.
Sul pavimento: i suoi pantaloni eleganti, sgualciti.
E accanto… un tessuto lilla.

L’abito della madrina.

Il mio cuore si fermò.

Sul letto, avvolti tra le lenzuola, c’erano Gabriel e Ana.

Addormentati.

Dietro di me, mia madre emise un sospiro strozzato.
Mio padre mormorò una bestemmia.
E da me uscì un suono basso — non pianto, non urlo.

Solo ghiaccio.

Gabriel aprì gli occhi lentamente.
Quando vide il mio abito bianco… il panico invase il suo volto.

« Laura… posso spiegare… »

« Spiegare cosa, esattamente? » La mia voce era spaventosamente calma.

Ana si raggomitolò.
« N-non è come sembra… »

Li osservai soltanto — le due persone di cui mi fidavo di più.

Poi mi voltai verso la mia famiglia:
« Papà. »

« Sì, figlia? »

« Chiamali. »

« Chi? »

« I genitori di Gabriel. Sua sorella. Tutta la famiglia. Dì loro di venire ORA nella camera 237. »

« Laura, NO! » Gabriel saltò giù dal letto, stringendo il lenzuolo. « Parliamo in privato! »

Gli lanciai uno sguardo che lo gelò.

« Privacy? Ti preoccupi della PRIVACY, adesso? »

Presi il telefono e chiamai mia suocera.

« Signora Helena? Sono Laura. Venga con tutta la famiglia nella camera 237. Abbiamo trovato lo sposo. »
E riattaccai.

Credevano di aver visto il peggio.

Si sbagliavano.

LA FINE — COSA È SUCCESSO QUANDO LA FAMIGLIA È ARRIVATA

Dieci minuti dopo, la porta si riaprì.

Entrò per prima sua madre, poi suo padre, sua sorella, due zii e persino il testimone.
Tutti vestiti per il matrimonio.
Tutti sorridenti.

Finché non videro la scena.

Ana si raggomitolò ancora di più.
Gabriel divenne così pallido che pensai potesse svenire.

La signora Helena si portò una mano alla bocca.
« Gabriel… no… »

Feci un passo di lato, mostrando completamente il letto.

« Ecco. Ora potete spiegare alla vostra famiglia perché il matrimonio è finito. »

Gabriel provò a parlare:
« Laura, per favore… »

« Non serve supplicare. È finita. »

Guardai i suoi genitori, uno per uno.

« Ho amato sinceramente vostro figlio. E ho considerato vostra figlia come una sorella. Ma oggi… oggi vedete chi sono davvero. »

Mio padre posò una mano ferma sulla mia schiena.

« Andiamo, figlia. Non meriti questo. »

Uscii con la testa alta, senza piangere.

Dietro di me, sentii la voce della madre esplodere:
« HAI TRADITO LAURA IL GIORNO DEL MATRIMONIO?! CON LA SUA MIGLIORE AMICA?! »

Porte che sbattevano.
Urla che riecheggiavano.
La vergogna non era più mia.

Quando arrivammo all’ascensore, la mia prozia mi strinse la mano.

« Figlia… non hai perso un marito. Sei scampata a un disastro. »

Le porte si chiusero.

E per la prima volta in quella giornata…
Riuscii a respirare.

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